BALLET DE LA SCALA, SWAN LAKE, TEATRO CARLO FELICE, GENOA, FEBRUARY 3, 6, 8, 2001 |
From: IL SECOLO XIX Dance Review by CLAUDIO
TEMPO Tra cigni da sogno, Nina Ananiashvili, unétoile
abbagliante
E difficile ipotizzare che la partitura del
Lago dei cigni possa credibilmente concedere molte chances ad uno snodo
narrativo ottimistico, ancorché il sublime estro di Ciaikovski reclini nel finale
(tempestivo e catartico) su tratti sufficientemente malleabili, aperti a diverse
intenzioni interpretative. È un finale gestualizzato con vigore meraviglioso, ma più
vitalistico che irresistibilmente tragico. Vi sono concitazione di impressività (lo
scatenarsi a tuttorchestra - percussioni e ottoni in gran spolvero - degli elementi
naturali a riflesso della furiosa contesa tra lamore che lega il Principe Siegfried
e la fanciulla cigno Odette da un lato e il malefico cinismo del mago Rothbart
dallaltro) e struggenti folate sentimentali, ma pur sempre, sospinto dallarpa,
tutto sfocia in lontananze catartiche. Eppure, le infinite versioni de Il Lago
dei cigni che si sono succedute (dal 1877) è lì che vanno a parare: sia che il
perfido Rothbart venga inghiottito dagli abissi e svanisca lincantesimo che ha
trasformato Odile e altre sventurate in cigni, sia che a Odile e Siegfried sia concessa la
dimensione figurativa del romanticissimo connubio amore-morte (ottimismo disperato,
potremmo dire), in ogni caso si è al realizzarsi di un sogno. Ma ecco,
mirabile, la versione coreografica di Rudolf Nureyev (datata 1990, presentata sabato sera
al Carlo Felice dal Balletto della Scala con la benedizione di una protagonista
meravigliosa Nina Ananiashvili). In essa la vicenda ritrova poetica verità: è il
malefico Rothbart che vince e se ne va portando con sé la sventurata Odile, cigno per
leternità, mentre Siegfried giace esanime sulla riva del Lago fatato...
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