BALLET DE LA SCALA, SWAN LAKE, TEATRO ALLA SCALA, MILAN, FEBRUARY 15, 23, 28, 2001

 

From: PREALPINA, February 17, 2001

Antonietta Buzzi


 

Bocciato il Lago dei cigni

Tiepidi applausi dal pubblico della Scala. Entusiasmo e ovazioni solo per la bravissima Nina Anaiùashvili, étoile del Boishoi

 

Tiepidi applausi e poche chiamate giovedì sera alla prima de “Il lago dei cigni” al Teatro alla Scala. Le uniche ovazioni, sincere e doverose, sono state tributate alla protagonista-ospite della serata: Nina Ananiashvili, étoile del Balletto del Boishoi. La versione scelta dalla direzione del ballo è quella creata da Rudolf Nureyev nel 1984 per i parigini dell’Opera. E’ una coreografia complessa, ricca di successioni di passi che impongono tempi rapidi, ritmi sostenuti. Purtroppo, gli “insieme” come il valzer e la polacca del primo atto, sono danzati da un corpo di ballo che non ha acquisito la velocità e la precisione richieste, con masse di cortigiani che si spostano in continuazione senza omogeneità, con evidenti lacune di armonia.

Il Lago, inoltre, ha bisogno di una ballerina che può garantire una notevole interpretazione. La Scala ha scommesso sulla star Ananiashvili. E ha vinto la scommessa: a lei spetta la medaglia d’oro per aver salvato lo spettacolo. La trentottenne georgiana del doppio ruolo del Cigno Bianco e Cigno Nero, ha dato una lezione di suprema eleganza russa: emozione trattenuta, pantomima di tradizione, nobiltà dei port de bras, equilibri. Ciò che sbalordisce in lei, autorevole nella presenza scenica, è l’aderenza perfetta al ruolo, con una naturalezza che è prova del lungo cammino necessario ad acquisirla, poiché tutto è stato pensato e riflettuto. Una sorta di perfezione (è prodigiosa nei trentadue fouettés di Odile) la cui freddezza stessa diventa affascinante, distaccandosi dalle linee portanti della versione Nureyev, quasi a voler dire: “Signori, guardate, questo è il mio Lago”.

Il "Lago dei cigni" di Nureyev, infatti, è concepito come un lungo sogno del Principe Sigfrido e riequilibra i ruoli dando al Principe il medesimo spazio della Principessa-Cigno. Pur conservando la coreografia originale dei passi a due del secondo e terzo atto, Nureyev ritagliò su di sé il ruolo di Sigfrido. La sfida con il suo ricordo permane, ed è difficilmente superabile.

Maximilanó Guerra ha esibito una tecnica impeccabile mancando però di ardore interpretativo...